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Dicono di me

They
say
about
me

 

 

 

 

 

E

sprime con forza

 

 

 

N

aturali paesaggi di storia

 

 

 

 

R

iepilogando il suo “Io”

 

 

 

 

 

I

mmortale ed artistico

 

 

 

 

 

 

C

ol pennello dinamico

 

 

 

 

 

 

 

O

ttiene plasticizzazione

 

 

V

ivifica il dire poetico

 

 

 

I

nfondendo sui piani di luce

 

 

 

 

T

onalità policrome

 

 

 

 

 

T

otalizzandole nell’animo

 

 

 

 

 

 

U

nisce al messaggio del Bello

 

 

 

 

 

 

 

C

onquista di stile

 

 

 

 

 

 

 

 

C

ollaborando con la natura

 

 

 

 

 

 

 

 

 

I

ncindendo per il futuro metafisicità

 

 

Francesco Rocco Arena

 

 

  

 

 

 

Premio Ripetta ‘92 galleria “Spazio Visivo” - Roma

 

 

 

 

Ama dipingere paesaggi romantici come Venezia in modo suggestivo ed af- fascinante, ma  sperimenta anche un  genere più metafisico, quando rap- presenta un viale notturno illuminato da alcuni lampioni; il contrasto di luce ed ombra esprime una condizione conflittuale che è tipica di chi vive con sentimento un’esistenza che sarebbe altrimenti priva di valore.

 “Il Corriere di Roma” del 30 gennaio 1992.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 Per la personale alla galleria “Il Torchio” - Roma 1993

 

 

 

 

Dopo alcune mostre collettive, Enrico Vittucci si propone in questa personale  al Centro d’arte “Il Torchio”, con venti opere, olio su tela, che ben rappresentano  il suo itinerario creativo. La contemplazione della natura è la fondamentale intuizione del giovane artista  che con forte impegno e progressiva maturazione si avvia a notevoli possibilità’  di sintesi stilistica. Rami contorti, fitti fogliami pieni di luce e di abbaglianti cromie, rivelano come  l’artista, per vocazione spontanea, abbia raggiunto le fonti autentiche della sua  ispirazione. Un giovane, Vittucci, ricco di una possente energia, che potrà darci intense  Emozioni.

Liviana Maccari

 

 

 

 

  

 

 

 

Per la personale alla galleria “Art’è Gene” - Roma 2008

 

 

 

 

Vittucci pittore della luce.

La pittura di Vittucci è dominata da una tensione vitale, da una forza irrefrenabile, anzi è essa stessa forza  irrefrenabile in tutto ciò che rappresenta sia nelle figurazioni  particolar i  “(Ulivo all’ombra”),  sia  nelle  figurazioni  complesse (“Ciminiere”  “Roma”). Essa rompe ogni struttura tradizionale e diventa essa stessa luce e colore che inonda e trabocca in ogni dove creando dimensioni di colore che  si incrociano, spaziano e prorompono in costruzioni attuali  vive vagamente metafisiche. Il colore diventa funzione che ripresenta in moduli di luce il mondo che circonda l’artista, il colore sempre forte e luminoso sembra gridare la luce. I colori si mescolano e s’intrecciano fino ad invocare talora la confusione (“Confusione”) perché al pittore interessa solo il loro ritmo, il loro splendore che esprime il sentire dominante del pittore, sentire che è amore per la vita e arte come libertà.

Giuseppe Sciacca

 

 

 

 

 

 

 

 

 

- MEDIAPOLITIKA Settimanale on line - 20/10/2010
Intervista a Enrico Vittucci, pittore di boschi incantati e metropoli senza tempo

 

 

 

 

In un giorno qualunque può capitare di imbattersi in una mostra a cielo aperto, nel pieno centro di Roma. Si tratta della rassegna d’arte “Re di Roma”, organizzata dall’associazione Art Studio Tre che due volte l’anno, a maggio e a ottobre, propone oltre mille opere di artisti selezionati tra pittori, scultori e grafici. In mezzo al tripudio di creatività che ha animato Piazza della Repubblica, luogo della manifestazione dall’8 al 17 ottobre, spiccano le tele del pittore romano Enrico Vittucci. Sono dei quadri cui neppure il passante più distratto può sottrarsi dal notare, carpito dalla fluorescenza cromatica, ma soprattutto dallo stile originale con cui vengono rappresentati paesaggi urbani ed elementi naturalistici. A metà fra il sogno metafisico e la concretezza, tutta reale, di un dinamismo quasi futurista, stanno le intense emozioni che queste opere riescono a trasmettere. Abbiamo intervistato Enrico Vittucci per conoscere un po’ più da vicino il segreto della sua arte.

 

- A un primo impatto ciò che colpisce dei Suoi quadri è la forza cromatica. Lei utilizza molto i colori primari del rosso e del blu, che affianca in un contrasto tuttavia armonico, caratterizzato dall’eccezionale brillantezza dei soggetti raffigurati. Per esempio nel trittico del “Bosco rosso” (2002) è come se i tronchi degli alberi emanino luce. Quale tecnica pittorica utilizza per ottenere questo effetto di sorprendente luminosità?

- La mia è una pittura quasi esclusivamente a spatola su tela. I colori ad olio che utilizzo sono arricchiti da pigmenti fluorescenti (rosso, arancione, rosa), che miscelati con una base di rosso di cadmio, e grazie anche all’accostamento a colori come il blu o il turchese che ne esaltano il contrasto, assumono quella luminosità quasi accecante.

 

- Ricorrenza di forme geometriche, molteplici punti di fuga, sensazione di movimento, velocità. Nelle Sue opere si intravedono tracce di almeno due correnti artistiche: cubismo e futurismo. Come definirebbe la Sua poetica pittorica? Che tipo di ricerca lo ha portato in questa direzione?

- Sono solo un pittore e non un critico d’arte in grado di definire, attribuire o incasellare un tipo di pittura, ma sicuramente posso affermare che più che una direzione, ho trovato un punto di partenza. Questo punto è costituito dalle correnti artistiche del cubismo e del futurismo. Da qui sono partito per trovare una strada personale che possa rappresentare il mio “punto di vista” della realtà. Ognuno di noi può percepire la visione reale di un oggetto o di un paesaggio in modo diverso, ricavandone emozioni o sentimenti che variano in maniera soggettiva. Da ciò nasce l’esigenza di alterare la tonalità dei colori per evidenziare un particolare o un sentimento.

 

- Tra i soggetti che ama dipingere ci sono tronchi di alberi e tangenziali. In apparenza non ci sarebbe nulla che li accomuna, eppure si potrebbe riscontrare nel colore rosso, utilizzato per dipingere entrambi, un leitmotiv pregnante di significato simbolico. Sembra, cioè, di rinvenire un simbolismo cromatico che incoraggia un secondo livello di lettura del quadro, uno strato dove il mondo della natura e quello della cultura, di cui rami e diramazioni stradali sono prodotti, si trovano in segreto rapporto fra loro. Condivide questa lettura?

- Cerco di dipingere i miei quadri addizionando toni di colore, come un musicista che può trasporre un’intera melodia in un’altra tonalità, elevandola di tanti toni o semitoni a piacimento. Quindi il legno di un tronco diventa rosso esaltando uno dei colori primari che compongono il suo colore naturale. Il rosso delle tangenziali è dato invece dal colore effettivo della tangenziale est di Roma, da cui traggo spunto. In effetti, tra questi due soggetti delle mie opere esiste una certa soluzione di continuità, anche se forse sarebbe più corretto parlare di contrasto. Se, infatti, in un paesaggio naturale l’elemento che prediligo è l’albero, è vero anche che in un paesaggio urbano l’elemento caratterizzante per me è il ponte o la strada sopraelevata. Il contrasto sta nelle motivazioni. Il primo lo scelgo per bellezza, maestosità, mistero delle forme e per l’impronta così forte della natura. Il secondo per sgradevolezza, mostruosità, rigidità delle forme e forte impatto dell’opera dell’uomo nei confronti di una natura soccombente.  Il rosso acceso rappresenta quindi sia un sentimento positivo, nella bellezza della natura di un albero, che un sentimento negativo, scaturito dalla vista di un paesaggio urbano così innaturale. Il colore rosso viene quindi utilizzato per simboleggiare sensazioni decise e contrastanti, che a volte possono anche incontrarsi nella stessa tela.

 

- Dove è possibile visionare i Suoi quadri?

- Al momento nello studio allestito presso la mia abitazione e nella rassegna d’arte “Re di Roma”. In via occasionale partecipo inoltre a mostre e a esposizioni varie.

 

Laura Guadalupi

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per l’Expo Arte 2012
Fiera Internazionale di Arte Contemporanea - Bari

 

 

 

 

Le strutture che costruisce pittoricamente Enrico Vittucci sono esemplificazioni visive, sono rapporti cromatici che l’artista trasforma in elementi analitici di matrice ottica. Le sue immagini diventano riflessioni analitiche sul mondo che il pittore legge in puri volumi dalla morfologia geometrica. Vicine alla visione del primo cubismo, le tele si focalizzano sugli oggetti che riescono tuttavia a creare una prospettiva macroscopica. Gli spazi che lasciano gli elementi della composizione sono gli interstizi in cui si avventura lo sguardo, in cui i toni del blu e del rosso si avvicendano talvolta foschi o solari quando lasciano spazio al giallo. E’ comunque la forma e l’oggetto che interessa l’artista, il carattere unitario e componibile di ciò che è artificiale, come i paesaggi urbani quali insieme di cubi o parallelepipedi, o le linee nette dei boschi, i cui alberi si stagliano come colonne in uno spazio immobile. Le gamme cromatiche vivono di forti contrasti che accompagnano i logici e analitici edifici formali attenuandone la volumetria e giocando con la semplificazione infantile.

Graziella Melania Geraci